Benozzo Gozzoli

Benozzo di Lese di Sandro, più noto con l’appellativo di Benozzo Gozzoli, nacque a Firenze a cavallo tra il 1420 ed il 1421, membro di una famiglia che apparteneva all’artigianato tessile: il nonno e il padre erano rispettivamente pettinatore di lana e sarto. Rompendo con la tradizione famigliare, il giovane Benozzo decise di dedicarsi alla pittura: non conosciamo quale fu la bottega che lo formò all’inizio, ma è documentata l’attività svolta tra il 1444 ed il 1447 presso Lorenzo Ghiberti, che lo stipendiò come collaboratore. In particolare, furono proprio le formelle della Porta del Paradiso del Battistero di Firenze, il capolavoro assoluto di Ghiberti, a costituire il modello indelebile di un ricco repertorio di soluzioni cui Gozzoli attinse a piene mani.
Ma la vera crescita professionale del Gozzoli avvenne grazie agli insegnamenti di Beato Angelico, il grande pittore domenicano protagonista del primo Rinascimento fiorentino, agli inizi del XV secolo. Tra il 1447 ed il 1449 Benozzo divenne, infatti, "consocio", cioè collaboratore, dell’Angelico nelle sue maggiori imprese in Vaticano ed a Orvieto. Nel 1447 Benozzo lascia Firenze e giunge a Roma dove riceve prestigiose commissioni dai pontefici Eugenio IV e Niccolò V.
L’artista, stimolato dal clima internazionale dell’Urbe, fu particolarmente ispirato anche dalle rovine classiche e dalla vicinanza di Beato Angelico, con cui collaborò a varie imprese quali la decorazione del Duomo di Orvieto – nell’estate del 1447 – e la realizzazione di quattro cicli di affreschi nei Palazzi Vaticani e nella Basilica di San Pietro. Di questi rimangono solamente quelli della Cappella Niccolina, con scene della vita di Santo Stefano e San Lorenzo.
Successivamente, nel 1449, Benozzo terminò gli affreschi della Cattedrale di Orvieto, prima tappa della sua permanenza in Umbria e concluse il suo sodalizio artistico con l’Angelico, raggiungendo finalmente una piena autonomia espressiva.
Fu, infatti, chiamato a Montefalco a partire dal 1450, e i suoi committenti principali furono i francescani, per i quali decorò inizialmente il monastero di San Fortunato. A questa commissione seguì quella di Fra Jacopo da Montefalco – teologo e predicatore – che gli propose di realizzare gli affreschi per la chiesa del convento di San Francesco – oggi chiesa-museo – che dovevano avere per tema l’identificazione tra San Francesco e Gesù Cristo.


Lettera autografa di Benozzo Gozzoli (1452)

“Ora m’è ochorso un poco de chaso e non mi posso partire per de qui”.

Grazie al progetto “Montefalco nel cuore”, nell’aprile 2014 è stato possibile riportare nella chiesa museo di Montefalco, luogo da cui era partita il 27 giugno 1452, una lettera autografa di Benozzo Gozzoli. La missiva fu inviata dallo stesso Benozzo a Michele di Felice Brancacci, per comunicare la sua impossibilità di lasciare Montefalco, perché impegnato nel completamento del ciclo di affreschi nella Chiesa di San Francesco. Dopo 561 anni la lettera è tornata nel luogo di provenienza.
Riguardo l’opera cui fa riferimento il pittore nella sua missiva, faceva parte del ciclo degli affreschi che raffigurano i più importanti episodi della vita di San Francesco, commissionati da un colto committente, il teologo e predicatore Fra’ Jacopo da Montefalco dell’ordine dei Frati Minori. 

La rinuncia di Benozzo all'onore di un incarico a Firenze richiesto da parte di una delle famiglie più prestigiose del suo tempo, per completare l'opera iniziata a Montefalco, rappresenta un attestato d'amore dell'artista per questo territorio.

Testo della lettera

Savio e discreto giovane                               1452
Michele di Felice Branch-                              In Montefalco adì 27
acci da Firenze in Todi proprio.                     di giugno
R(egistrata) adì detto.

Al nome de Dio, ad XXV de giugno 1452.

Chiarissimo mio, da po’ infinite recomandationi etc. Ad 24 de detto ò ricevuto una vostra lettera. Et sì che volevate sapere s’io ero a Monte Falco per istança perché a(ve)vate di bisogno d’esser con mecho o che veramente venissi costà, o che voi venissi qua. Io ò de necessità d’andare a Viterbo e avevo determinato di far la via di chostà. Ora m’è ochorso un poco de chaso e non mi posso partire per de qui; a dì, se la facenda che voi avete importa, o cche sia ch’io posso fare in vostro servigio, mi farete grandissimo piacere a venirvi a star due dì chom esso mecho. Se vi fusse difficile, io serrò chostà al tempo detto de sopra.

Altro non m’ochorre, se non che mi rachomandate a Ricco vostro.

                                                                    Benozzo d’Alese depintore
                                                                    in Montefalco, in San Francescho
                                                                    proprio.


Fotogallery

 
Benozzo Gozzoli - La vita di San Francesco
Benozzo Gozzoli - La vita di San Francesco 
Lettera autografa di Benozzo Gozzoli, datata 27 giugno 1452
Lettera autografa di Benozzo Gozzoli, datata 27 giugno 1452 
 
Affreschi della Chiesa
Affreschi della Chiesa